Nel servizio video della giornalista Valerie Dupont, la ginecologa della L.A.I.G.A., Giovanna Scassellati, racconta un episodio increscioso: due ginecologi non obiettori, trasferitisi da un altro ospedale al San Camillo, appena avuta la delibera per fare aborti hanno fatto obiezione. La direzione dell'ospedale li aveva assunti probabilmente proprio perchè necessitava di non obiettori. Ma nel momento in cui si sono rifiutati di fare aborti, facendo obiezione, come mai sono potuti rimanere nella struttura? Se ti assumo per fare una cosa e tu questa cosa ti rifiuti di farla, a mio parere dovrebbe decadere la tua assunzione. Invece non è così: in tanti altri ospedali succede ciò: viene indetto un concorso per non obiettori e gli assunti dopo sei mesi fanno obiezione, rimanendo però integrati nella struttura che gli ha assunti.
Non sono riuscita ad inserire il link al video sopraccitato che è questo:
https://www.youtube.com/watch?v=bExHfrvAHQg&feature=youtu.be
martedì 8 aprile 2014
L'OPPORTUNISMO DEGLI OBIETTORI DI COSCIENZA
Nel servizio video della giornalista Valerie Dupont, la ginecologa della L.A.I.G.A., Giovanna Scassellati, racconta un episodio increscioso: due ginecologi non obiettori, trasferitisi da un altro ospedale al San Camillo, appena avuta la delibera per fare aborti hanno fatto obiezione. La direzione dell'ospedale li aveva assunti probabilmente proprio perchè necessitava di non obiettori. Ma nel momento in cui si sono rifiutati di fare aborti, facendo obiezione, come mai sono potuti rimanere nella struttura? Se ti assumo per fare una cosa e tu questa cosa ti rifiuti di farla, a mio parere dovrebbe decadere la tua assunzione. Invece non è così: in tanti altri ospedali succede ciò: viene indetto un concorso per non obiettori e gli assunti dopo sei mesi fanno obiezione, rimanendo però integrati nella struttura che gli ha assunti.
Non sono riuscita ad inserire il link al video sopraccitato che è questo:
https://www.youtube.com/watch?v=bExHfrvAHQg&feature=youtu.be
sabato 15 marzo 2014
mercoledì 12 marzo 2014
giovedì 6 marzo 2014
martedì 18 febbraio 2014
CERCASI TESTIMONIANZE DI DONNE CHE HANNO ABORTITO CON DIFFICOLTA' A CAUSA DEI TROPPI OBIETTORI
Una giornalista sta cercando testimonianze di donne che hanno fatto ricorso all'IVG . Servirebbero per un'inchiesta video sulla situazione italiana circa l'indifferenza e le difficoltà psicologiche e fisiche che le donne subiscono a causa dell'elevato numero di obiettori. Nel video sarà garantito l'anonimato. Chi è disponibile, contatti me con messaggio privato. Grazie. (la mia e-mail la trovate nel mio profilo qui sul blog)
giovedì 9 gennaio 2014
venerdì 26 luglio 2013
OSPEDALE S. ANNA DI TORINO, OMISSIONE DI ANESTETICO ADEGUATO
"Ho vissuto questa esperienza sulla mia pelle, tre anni fa. Sono andata all'ospedale S. Anna di Torino,ero seguita dal dottor Viale (il mio medico mi diede il suo numero) che è una persona fantastica in grado di aiutare ogni donna in questo tipo di difficoltà in modo davvero umano.
Durante la morfologica il medico ha scoperto che il mio secondogenito era affetto da una forma molto grave di oloprosencefalia e all'eco di secondo livello mi hanno confermato che per lui non c'era possibilità di arrivare alla fine della gravidanza vivo. Che sarebbe stato un vero miracolo se fosse nato vivo e che comunque non sarebbe sopravvissuto vista la gravità delle malformazioni. Ero molto avanti con la gravidanza e mi han dato 24 ore per avviare le pratiche per l'interruzione, altrimenti sarei dovuta andare all'estero. Il mio calvario con i medici obiettori è iniziato proprio durante l'eco di secondo livello, un medico che mi ripeteva che non c'era compatibilità con la vita ma che mi consigliava di non interrompere la gravidanza nel loro ospedale in quanto, parole sue "abbiamo la migliore equipe per la rianimazione, se nascesse vivo non possiamo tappargli il nasino, NOI non commettiamo omicidi. Lei però può sempre partorire e ABBANDONARLO in ospedale firmando delle carte... deve seguire cosa le dice la sua coscienza ma si ricordi che porta una vita dentro di se" e alla mia domanda se ci fosse anche solo una possibilità che potesse farcela "assolutamente no, ma decida lei seguendo quella che è la sua morale". Così ho scoperto che il bimbo che aspettavo sarebbe morto, in ogni caso. Con queste parole e con questa "umanità". Abbiamo scelto di non proseguire la gravidanza. Ho chiamato il ginecologo che mi seguiva, che mi ha sempre seguita e lui mi ha raccomandato di fermarmi dov'ero, mi ha detto che lui non poteva farmi abortire perché era un medico obiettore ma che non mi avrebbe abbandonata perché sapeva che avevo poco tempo... mi ha dato il numero di un medico dicendomi che lui mi avrebbe aiutata. Così è stato: ho incontrato subito il medico e abbiamo avviato le pratiche. Il giorno dopo mi hanno ricoverata ed è cominciato tutto. Mi han dato la RU486 per ammorbidire il collo dell'utero, poi sono partiti con le candelette. Durante il giorno sono stata seguita molto, anche dalla psicologa che passava spesso a parlarmi, a tenermi la mano e a consolarmi. Poi è cominciato il dramma. Durante il travaglio, di notte, l'anestesista di turno si è rifiutato di mettermi il catetere epidurale (che era stato predisposto da un altro anestesista durante la giornata), mi ha fatto mettere un flebo di oppiacei dall'ostetrica dicendo che era la stessa cosa, che era meno invasivo, che mi avrebbe tolto il dolore ugualmente e che comunque non poteva mettermelo perché aveva troppo da fare con le donne che stavano per partorire. Ho intuito che c'era qualcosa di strano dal comportamento dell'ostetrica, da alcuni suoi commenti (non ricordo le parole esatte) e ho avuto conferma che si è trattato di omissione al mattino, all'arrivo dei medici che mi han trovata in uno stato tremendo e si sono subito mobilitati, li vedevo molto agitati ma io non avevo più la forza per fare nulla, non riuscivo nemmeno a parlare... in seguito il mio medico ha preteso spiegazioni e poi è venuto a giustificare l'accaduto dicendomi che l'anestesista temeva che non assecondassi le contrazioni avendo avuto in precedenza un parto cesareo, che la spiegazione ufficiale era quella e che gli dispiaceva molto per l'accaduto. Ho partorito il mio bimbo, morto, dopo quasi 16 ore di duro travaglio del corpo e dell'anima. Sono entrata in questo gruppo tempo fa ma faccio molta fatica a parlare di quello che ho vissuto, ci riesco solo ora dopo 3 anni, durante i quali mi sono completamente annientata, mi sono arrabbiata, ho pianto tutte le mie lacrime e alla fine mi sono perdonata, sono tornata a sorridere e a Vivere. Mi è rimasta però tanta rabbia verso chi non capisce (o finge di non capire) che l'aborto non è mai una scelta facile e che abbiamo il diritto di essere trattate con dignità e seguite con scrupolo. Questa è la mia esperienza e leggendo le vostre mi vengono i brividi... sono vicina ad ognuna di voi e vi stringo fortissimo."
Testimonianza pervenutami da facebook.
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